Venagrande
(Villa Vena Carpignane)

 

Alcuni storici locali hanno affacciato l’ipotesi che Venagrande sia stata fondata dagli Ascolani sfuggiti alla distruzione della città perpetrata dai Longobardi nel 578. Non sono stati però, fino ad oggi, reperiti documenti o notizie che possano suffragare questa od altre ipotesi sulla sua origine. Sino alla fine del XVIII secolo il suo nome è stato “Vena Carpignana” ( “Vena” dalle cave di pietra di gesso presenti nella zona e “Carpignana” da Carpinius, nome personale romano, + il suffisso aggettivale di appartenenza …anus). La prima attestazione scritta che la riguarda risale al 1333 (Bolla del Vescovo di Ascoli Rainaldo IV in cui viene citata la “ecclesie Sancte Marie de Vena ad carpingianum”).

Feudo dinastico, probabilmente dei “Nobiles di Montis Adde (Montadamo)” , nella prima metà del XIV secolo entra a far parte del Comitato Ascolano. Con la fine del dominio feudale Vena Carpignana si da una un’organizzazione comunale (Communis, Universitatis et hominum Vena Carpingnane) con un proprio Statuto, un proprio “Consilium generale”, composto dai capifamiglia della villa (uno per foco) e una propria magistratura costituita da due “Massarij de regimine” nominati, ogni due mesi, per estrazione a sorte, tra i componenti del Consiglio generale. E’ anche sede del Podestà inviato dalla città di Ascoli con compiti di natura giudiziaria, fiscale e militare. Agli inizi del XV secolo, per motivi di economia, tale podesteria viene soppressa e Vena Carpignana, pur conservando la sua autonomia amministrativa, passa sotto la giurisdizione del Podestà del Castello di Montadamo. Nel contempo però l’estensione del suo territorio si allarga con l’incorporazione delle ville di Vena a Casule (Vena Piccola) e Vena Tiraboctj (Vena Tirabotte). Fino a tutto il XVIII secolo la storia di Vena Carpignana si confonde con quella della Città di Ascoli. Nel 1808, con l’avvento del primo Regno d’Italia istituito da Napoleone Bonaparte, Vena Carpignana, che nel frattempo ha modificato il suo nome in Venagrande, è creata capoluogo di un Comune che abbraccia l’intero versante meridionale del Monte Ascensione. Nel 1816, dopo la caduta di Napoleone , il Comune è soppresso e Venagrande torna sotto la giurisdizione del Castello di Montadamo, divenuto a sua volta Comune del restaurato Stato Pontificio. Gli uffici comunali restano comunque ubicati a Venagrande. Dopo l’unità d’Italia, nel 1866, a seguito della volontaria annessione del Comune di Montadamo a quello di Ascoli, Venagrande diviene una frazione di quest’ultimo. Dal 1981Venagrande è sede della VI Circoscrizione del Comune di Ascoli Piceno.



CENNI STORICI SULLA CHIESA PARROCCHIALE DI VENAGRANDE




La chiesa parrocchiale di Venagrande è dedicata a Maria SS. Assunta. Negli antichi documenti che la riguardano, è però indicata semplicemente come “ecclesiea Sancte Marie de Vena ad Carpingianum”. La prima testimonianza scritta della sua esistenza fino ad oggi rintracciata risale ad una bolla del vescovo di Ascoli Rainaldo IV del 4 agosto 1333. L’edificio primitivo è stato oggetto di due importanti interventi di restauro e di ampliamento. Il primo nel 1480, ad opera del rettore don Francesco Albanese, ed il secondo, nel 1878, ad opera del parroco don Vincenzo Nepi. La chiesa, dopo i lavori del 1480, risultava luna sette passi e larga quattro, aveva il tetto a spioventi e, almeno fino al 1580, era priva di sacrestia realizzata soltanto successivamente. I lati minori erano orientati da est ad ovest e la porta d’ingresso, a cui si accedeva per mezzo di una scalinata, era collocata sul lato esposto a mezzogiorno.

Gli altari erano quattro. Quello maggiore, addossato alla parete Est, era sovrastato da un affresco di Pietro Alemanno raffigurante una Madonna con bambino e quattro angeli adoranti, andato poi irrimediabilmente perduto nel corso dei lavori di ampliamento del 1871. L’edificio doveva essere dotato anche di un campanile a vela dove era posta, probabilmente insieme ad altra più antica, una campana fatta fondere in Ascoli nl 1485 dal citato don Francesco Albanese. La chiesa era inoltre arricchita della statua di legno policromo della Madonna della Pace, ancora oggi esistente, opera probabilmente di uno dei tanti scultori tedeschi itineranti che operarono nell’ascolano alla fina del 400. Parte della struttura della chiesa quattrocentesca, realizzata con bei conci di travertino, è incorporata alla parere sud della costruzione attuale ed è ben visibile. L’antico portale ingresso, oggi murato, è sormontato da una lapide che ricorda i lavori iniziati nel 1480 con questa scritta: “HOC OPUS EDITUM FUIT A.D. 1481 TEMPORE RECTORIS DOMINI FRANCISCI ALBANENSIS” (Questo lavoro è stato eseguito nell’anno del Signore 1481, al tempo del rettore don Francesco Albanese) I lavori di profonda trasformazione fatti eseguire nel 1871 da don Vincenzo Nepi, parroco di Venagrande per 57 anni, hanno riguardato innanzi di tutto l’abbassamento di oltre un metro e mezzo del piano di calpestio della chiesa con l’esecuzione di importanti lavori di scavo sia interni che esterni. Quindi la demolizione della vecchia sacrestia per consentire l’allungamento dell’edificio verso Est, lato dove ha trovato posto il nuovo portale d’ingresso, mentre, sul lato opposto, è stata realizzata un’ abside per accogliere il presbiterio e l’altare maggiore, determinando così il capovolgimento del primitivo orientamento della chiesa. Sul lato sinistro è stato poi addossato un nuovo corpo di fabbrica con la sacrestia ed un locale per le riunioni. e, nel 1869, la nuova chiesa è stata finalmente completata con la costruzione di una snella torre campanaria con tre campane di cui una seicentesca.

Giuseppe Bachetti.