L’inizio di una nuova avventura
Intervista ai giovani che organizzano la festa di Venagrande
Mentre faccio accomodare i miei due ospiti intorno ad un tavolo e ci prepariamo per l’intervista, mi tornano in mente i pensieri che avevo accarezzato nei giorni precedenti.
Da una parte, l’ammirazione per l’entusiasmo e il coraggio dimostrato da questi ragazzi così giovani, dall’altra la domanda sempre più impellente, che per vergogna non ho mai osato chiedere … “ma chi glielo fa fare???” Sarà che io sono già troppo vecchio per appassionarmi ancora a pensare o organizzare queste cose? Qualche giorno prima mi era stato chiesto di scrivere un articolo per il giornalino e allora me è venuta in mente l’idea: perché non facciamo un’intervista a qualcuno del comitato e proviamo a raccontare come è nata questa “avventura”?
Così cominciamo l’intervista, prendendola “di petto” e decidendo di partire proprio da quella domanda centrale:
Da dove nasce questa vostra idea di costituire un comitato per l’organizzazione della festa parrocchiale? Forse si può dire che prima di tutto nasce da un’esperienza di amicizia che noi stiamo già vivendo da tempo. Noi infatti siamo una comitiva, un gruppo di amici che frequentano regolarmente il bar. Nei mesi passati abbiamo parlato molto della situazione del nostro paese, delle fazioni e delle spaccature legate alle vicende della parrocchia e ci siamo chiesti se potevamo fare qualcosa almeno noi giovani per superare le divisioni. Abbiamo pensato che noi, essendo un gruppo trasversale che proviene da famiglie diverse, forse potevamo ricucire un po’ i rapporti.
Lo scorso gennaio poi abbiamo provato a organizzare il Cenone di Capodanno con circa un’ottantina di persone e siamo rimasti colpiti che la cosa sia stata più facile di quello che ci aspettavamo. Così ci è venuto in mente che forse potevamo anche organizzare la festa parrocchiale. Tutto sommato, si sta rivelando un’esperienza interessante anche per il nostro gruppo, ci sentiamo più uniti e lo prendiamo come un divertimento, anche se il lavoro è tanto e in certi periodi ci vediamo proprio tutti i giorni per l’organizzazione.
Come ha risposto la gente del paese? In generale ci sembra che la gente sia molto contenta. Abbiamo visto in diverse occasioni l’entusiasmo e la generosità di tanti che ci hanno aiutato, i ragazzi più giovani sono stati molto disponibili per servire alla cena, altre persone per preparare gli addobbi, molta gente ci ha fatto i complimenti, alcune persone anziane ci hanno incoraggiato dicendoci che ci avrebbero dato altri soldi se ci fossimo trovati in difficoltà. Tanto per fare un esempio, dopo l’ultima partita del torneo di calcio, era prevista una pennettata finale, ma per un problema organizzativo ci siamo ritrovati all’ultimo momento che ancora non era pronto niente. Alla fine, tante persone esterne si sono mobilitate e nel giro di poco tempo ci siamo procurati tutto l’occorrente per la cena. È stato bello vedere tanta partecipazione e coinvolgimento!
Quali sono state le difficoltà e le soddisfazioni più grandi che avete incontrato? Sicuramente ci sono state delle difficoltà di tipo organizzativo, specialmente per quanto riguarda gli aspetti burocratici, come le domande e i permessi presso la Asur (ex asl) o anche le questioni di contabilità. Dopo tutto, nessuno di noi è del mestiere e siamo alla nostra prima esperienza! Inoltre, la mole di lavoro è stata notevole ed ha richiesto un sacco di tempo e di impegno. Anche in queste cose però abbiamo avuto delle belle esperienze. Ad esempio, siamo rimasti colpiti dal grande senso di ospitalità che abbiamo trovato quando siamo andati a Offida o a Folignano per cercare l’attrezzatura per la sagra. Ci siamo riproposti anche noi di essere più ospitali con le persone che vengono nel nostro paese.
Una cosa che un po’ ci dispiace è che alcuni pensano che “dietro di noi” ci sia “qualcun altro”, magari i nostri genitori, come se noi non fossimo in grado di fare quello che stiamo facendo. E invece il bello del nostro gruppo è che è trasversale: le nostre famiglie hanno le opinioni più diverse sulle questioni della parrocchia, eppure noi lavoriamo insieme e vogliamo essere aperti al contributo di tutti. Vorremmo proprio portare un messaggio concreto di unità, perché pensiamo che tutti noi abbiamo bisogno di perdono e dobbiamo guardare avanti.
Per quanto riguarda le soddisfazioni, abbiamo già detto diverse cose, ma forse quelle più grandi ci vengono proprio dal vedere tanta gente che è contenta, ci sta vicino e partecipa attivamente.
Terminata l’intervista, accompagno i due amici all’uscita, ci salutiamo cordialmente e ci ringraziamo a vicenda. Per un attimo sprofondo di nuovo sulla sedia e ancora una volta mi abbandono ai miei pensieri, ritornando alla domanda iniziale … da dove arriva dunque tanto entusiasmo e tanta motivazione? Ora la risposta mi appare forse più chiara e delineata: è vivere un’esperienza forte di amicizia e, a partire da lì, sentirsi parte viva di una comunità più grande, appassionarsi al suo destino e assumersene la responsabilità in prima persona. Mentre salgo in macchina e mi preparo ad uscire, mi ritrovo con un sorriso sulle labbra e mi accorgo con soddisfazione di aver imparato qualcosa.
Annibale Marini (Nino)